Cecilia Campolonghi Photography | Venezia, arte contemporanea e non solo
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Venezia, arte contemporanea e non solo

Venezia, arte contemporanea e non solo

Quando a Venezia comincia a fare fresco e cala l’orda dei turisti estivi è il momento di affrettarsi per non perdere gli ultimi giorni della Biennale .

Le polemiche sono sempre tantissime su quello che è l’arte contemporanea : è arte oppure solo l’idea pazza di qualche perditempo.

Il concetto di arte contemporanea non è più quello di piacere ma di mettere in discussione di provocare domande e riflessioni, e su questo la Biennale riesce sempre nel suo intento.

L’opera che sicuramente ha incontrato maggiormente la passione del pubblico e la condivisione sui social è stata quella di Lorenzo Quinn “Support” che porta verso una profonda riflessione soprattutto a Venezia. Quanto i cambiamenti climatici influiranno sulla vita di questa città? E queste mani riusciranno a scuotere le coscienze per invertire la rotta del consumo sfrenato?

Michel Blazy, attivo dai tardi anni Ottanta, ha fatto crescere delle piante dentro a vecchie scarpe da ginnastica esposte come fossero in una vetrina innestando la vita su ciò che è artificiale.

Sheila Hicks: un assemblaggio proteiforme di colori accessi illumina le Corderie, invitando i visitatori a toccare con mano i tessuti, ad appoggiarsi e a creare momenti di socializzazione. L’opera di Hicks è un mix di design, architettura, arte e performance spontanea generato da voluminose matasse, espressione di una ‘tessitura imparziale’ (così definita da Hicks) capace di innescare, proprio perché imperfetta, il nostro inconscio fanciullesco.

Ricordate che per Venezia ci sono anche i padiglioni che non sono all’interno dei Giardini ma sparsi nei palazzidella città., come ad esempio il padiglione Azerbaijan, da visitare!!

Non passa certo inosservata la “Golden Tower” di James Lee Byars, 20 metri d’oro piantati in campo San Vio, all’Accademia. L’obelisco dorato alto 20 metri è rivestito con una quantità di oro corrispondente a 710 grammi.

Mostra sempre collaterale alla Biennale è quella di Damien Hirst, Treasures from the Wreek of the Unbelievable, presso la Fondazione Pinault che si sviluppa sia alla Punt della Dogana che a Palazzo Grassi. Ero curiosa perchè si è parlato tanto di questa mostra. Sono sincera, per quanto reputi geniale l’artista, lo trovo tremendamente commerciale. Dà l’impressione di un grande evento creato per poi vendere le sue opere a prezzi folli. L’idea è bellissima, ma priva di sostanza. é più un gioco, divertente. Per me l’arte ha una grande responsabilità deve trasmettere un messaggio. Forse quello di Hirst è che alla fine tutto è finzione, e la realtà quella vera è facilmente alterabile.

Jan Fabre è un artista che amo molto, che avevo già visto in mostra a Firenze (trovate l’articolo Qui).  A Venezia torna con una mostra collaterale alla Biennale che si intitola Glass and Bone Sculptures. E’ un progetto inedito, appositamente studiato per gli spazi dell’abbazia di San Gregorio, situata tra il ponte dell’Accademia e la punta della Dogana. Presenta oltre 40 sculture di Jan Fabre (Anversa, 1958), in grado di ripercorrere la sua ricerca fin dalle origini, innescando una riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte attraverso la centralità della metamorfosi.

Per la prima volta, saranno riuniti insieme lavori in vetro e ossa, realizzati nell’arco di un quarantennio, tra 1977 e il 2017.

 

La riflessione sull’arte contemporanea potrebbe continuare ma perché non dare spazio ad una bellissima passeggiata sui canali in quella magia unica che Venezia riesce sempre a creare.

Come sempre vi consiglio anche un buon posticino dove mangiare.

Questa volta vi consiglio Fondamenta Nani, dove trovate sia Osteria Al Squero , famosissima che Al Timon, altro ottimo Bacaro. Bellissimo prendere i cichetti e l’ombreta e rilassarsi sui muretti.

Ultima tappa che vi consiglio, una visita al Fondaco dei Tedeschi, restauro realizzato dal famoso Studio OMA di Rotterdam. Questo Palazzo nell’antichità era la base per i commercianti tedeschi e del nord europa che facevano tappa a Venezia per commerciare spezie e tanto altro. Nei tempi più recenti un veneziano mi ha detto che erano state stabilite qui le poste di Venezia.

Ora è uno store di lusso e vale la pena visitarlo anche solo per un giro in terrazza. Per farlo dovete registrarvi sul sito per prenotare un orario. Si può rimanere a gustarsi il paesaggio di Venezia dall’alto per 15 minuti.

Potete prenotare direttamente Qui 

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